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Paragrafo 5 . La politica estera.

     
Sino al 1926 Mussolini, pur manifestando una certa insoddisfazione per
le   decisioni  dei  trattati  di  pace,  attu  una  politica  estera
sostanzialmente moderata, cercando soprattutto di allacciare  rapporti
cordiali  con l'Inghilterra, che sembrava disponibile ad un  eventuale
rafforzamento  dell'influenza italiana nei Balcani e nel Mediterraneo,
per ridimensionare la potenza francese in quelle aree. Alla conferenza
di Losanna, conclusasi nel luglio del 1923, l'Italia aveva ottenuto la
definitiva cessione del Dodecaneso dalla Turchia. Nel gennaio del 1924
era stato firmato il patto di Roma con la Iugoslavia, in base al quale
Fiume passava sotto la sovranit dell'Italia, che in cambio rinunciava
ad ulteriori rivendicazioni in Dalmazia.
     A  partire  dal  1926 il nazionalismo fece parte  integrante  del
regime  e ne influenz la politica estera, che divent pi aggressiva.
Gli  aspetti  propagandistici (l'esaltazione del regime fascista  come
modello  di  stato  forte  e  vitale in  contrapposizione  agli  stati
democratici,  considerati  deboli e  ormai  superati)  si  collegarono
infatti   ad   una   sempre  pi  diffusa  aspirazione  all'espansione
territoriale,  considerata come necessaria affermazione della  potenza
nazionale dopo la delusione della "vittoria mutilata".
     Una  delle aree sulle quali l'Italia fascista intendeva estendere
la  propria  influenza  era  quella  balcanico-danubiana.  Per  questo
Mussolini  intraprese  alcune  iniziative  diplomatiche  tendenti   ad
appoggiare   le   nazioni  di  quella  regione,   che,   insoddisfatte
dell'assetto geopolitico stabilito dai trattati di pace, ne chiedevano
una  revisione.  Nel novembre del 1926 fu firmato un  patto  di  mutua
assistenza  italo-albanese, con il quale l'Italia veniva ad esercitare
una  specie  di protettorato sull'Albania. Tra il 1926 e  il  1927  il
governo  italiano  sottoscrisse  trattati  di  amicizia  con  Romania,
Bulgaria  e  Ungheria. Tali iniziative ponevano l'Italia in  contrasto
con  la  Iugoslavia, che era contraria sia alla revisione dei trattati
di pace che all'estensione dell'influenza italiana nell'area balcanica
ed  era  appoggiata dalla Francia, con la quale firm un'alleanza  nel
1927.
     
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     L'espansionismo  fascista  guardava anche  al  Mediterraneo,  che
Mussolini,  in  un discorso pronunciato a Tripoli nel 1926,  rivendic
come  "mare nostrum". I territori maggiormente ambiti erano la  Siria,
la  Turchia  e la Tunisia, in gran parte soggetti all'influenza  della
Francia, con la quale l'Italia entr cos in competizione diretta.
     Altro  obiettivo fondamentale della politica estera fascista  era
il consolidamento dei rapporti con il Vaticano, per il peso esercitato
in  tutto  il  paese dalla Chiesa cattolica tramite  la  sua  vasta  e
potente  organizzazione.  A tale scopo nell'estate  del  1926  vennero
avviate  trattative volte a conseguire una conciliazione  ufficiale  e
definitiva dei rapporti tra stato e Chiesa. Queste si conclusero  l'11
febbraio  del 1929 con la firma dei "patti lateranensi", cos definiti
in quanto sottoscritti da Mussolini e dal segretario di stato vaticano
cardinale Gasparri nel palazzo del Laterano a Roma; essi comprendevano
un   trattato  internazionale,  una  convenzione  finanziaria  ed   un
concordato. In base al trattato lo stato italiano riconosceva la citt
del  Vaticano come stato indipendente sotto la sovranit  del  papa  e
questo  riconosceva  il  regno d'Italia  con  capitale  Roma.  Con  la
convenzione finanziaria lo stato italiano si impegnava a versare  alla
santa  sede  una somma di un miliardo e 750 mila lire quale indennizzo
per l'annessione all'Italia dello Stato pontificio avvenuta nel 1870.
     Il   concordato   rappresentava  la   parte   politicamente   pi
rilevante.  Alla  Chiesa veniva garantito il libero svolgimento  della
sua attivit spirituale; era abolito il controllo statale sulle nomine
dei  vescovi, che in cambio erano tenuti a giurare fedelt allo  stato
italiano;  questo  si  impegnava a proteggere il clero  nell'esercizio
delle  sue  funzioni e riconosceva il carattere sacro della  citt  di
Roma.   Alla   Chiesa  venivano  inoltre  concessi  alcuni  importanti
privilegi: i sacerdoti erano esonerati dal servizio militare, i  preti
apostati o colpiti da censura erano esclusi dagli uffici pubblici,  il
matrimonio  religioso  era riconosciuto valido  agli  effetti  civili,
l'insegnamento della dottrina cattolica era considerato "fondamento  e
coronamento dell'istruzione pubblica".
     Grazie  ai "patti lateranensi" la Chiesa pot rafforzare  la  sua
presenza  e la sua influenza nella societ, mentre il regime fascista,
e   Mussolini  in  particolare,  acquisiva  un  pi  solido  consenso,
presentandosi sia come artefice di quella conciliazione  tra  stato  e
Chiesa,   che  la  classe  dirigente  liberale  non  era  riuscita   a
raggiungere, sia come difensore dei valori della tradizione cattolica.
